Intro 4 - Mille sfumature di grigio

 

Dicevo… io sono una che ciprova. Nel senso buono del termine, s’intende.

Quando ho deciso che mi sarei cimentata nella fotografia per stare accanto al ragazzone (leggi qui) sapevo di non sapere.

E per non trasformare i nostri incontri in pallosissime sessioni su esposimetri e diaframmi, mi sono iscritta ad alcuni corsi.

Tanti corsi (lo ammetto: non sono propriamente una autodidatta come dicevo qui)!

Corso base, corso intermedio, avanzato, fai un salto, fanne un altro, fai la giravolta, falla un’altra volta, dai un bacio a chi vuoi tu.

E proprio grazie a un bacio ho trovato la mia strada anche se questa volta il ragazzone non c’entrava nulla.

Un giorno in cui il richiamo degli Zigoli delle nevi era meno forte, siamo andati a Milano e abbiamo visto una mostra di Doisneau.

In quel bacio e nelle sue fotografie c’era tutto quello che mi ha fatto innamorare della street photography e del bianco e nero:

i contrasti,

la forza,

l’intensità delle cose non dette,

il movimento di alcuni e la staticità di altri,

l’attimo che fugge ma che rimane congelato per sempre in qualcosa che non è per niente freddo,

la sfrontatezza di essere entrati nella vita degli altri,

la consapevolezza che quell’istante non tornerà mai più e che quell’istante sia diventato poesia.

Pura poesia bicolor.

Una poesia, una storia. Qualcosa da raccontare.

Una storia diversa a seconda dello sguardo che la ascolta.

Mi sono innamorata degli scatti rubati alla vita altrui, perché la vita più bella è quella spontanea, quella di chi non ti vede e non sa di essere osservato.

Meglio ancora quella dei bambini, di coloro che per natura non sanno fingere.






Mi piace il silenzio delle fotografie in bianco e nero.

Perché ogni dettaglio diventa parola.

Racconta qualcosa in modo molto lucido, ma a volte anche confuso, quando ci entrano mille sfumature di grigio.

Mille, perché cinquanta sono davvero poche.

PS: Ragazzone, cinquanta sfumature vanno più che bene. Rilàssati

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